Insegnare è imparare
Una veloce riflessione sull'educazione, e un annuncio importante
(Io, in compagnia dei miei insegnanti quotidiani)
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A scuola non ricordo di aver mai avuto una materia preferita.
Ora posso dire che, nella vita, la mia materia preferita è Italiano.
O meglio, il linguaggio.
Trovo estremamente affascinante il potere delle parole, lo studio del loro significato preciso e reale, a volte anche antico, perché nella radice spesso si nasconde la sfumatura che spiega l’impatto e il senso di una parola, rispetto ai suoi sinonimi.
A tal proposito, parlando proprio di scuola, vorrei fare una distinzione fondamentale tra l’insegnante, l’educatore, il maestro e il professore, spesso confusi o sovrapposti.
L’insegnante
L’insegnante ti lascia un segno con le sue parole, il suo esempio e la sua conoscenza.
Come imprime il suo passaggio nella vita dei suoi studenti?
Attraverso l’emozione, che prima di aprire la mente, apre il cuore.
L’educatore
L’educatore invece ti aiuta a tirare fuori la tua personalità, scoprire i tuoi talenti, le tue passioni che non sai come trovare, esprimere o che non hai mai avuto occasione di manifestare.
Inoltre l’educatore ti guida, ti conduce attraverso una disciplina.
Il maestro
Veniamo ora al maestro, colui che ha appreso così bene un’arte o una disciplina da incarnarla nella sua stessa vita: “non fa l’architetto, E’ architetto”, “non fa il falegname, E’ falegname”. Apprendere da un maestro significa trasformare quindi la propria vita allo stesso ritmo della propria conoscenza di un’arte o d’una materia.
Il professore
Il professore invece semplicemente sa, e può professare il suo sapere, spiegartelo.
In molti casi questo però si riduce a un mero passaggio di informazioni, da un vaso pieno ad uno vuoto.
Questo fa sì che il suo standard non sia insegnare, ma conoscere.
Qui allora nasce il paradosso: nelle scuole, dove lo scopo principale dovrebbe essere l’insegnamento e l’educazione, sono presenti solo figure istruite al sapere, lasciate però sole nel trovare il metodo di trasmissione delle loro conoscenze.
E chi sa insegnare dunque?
Questa capacità forse è propria solo dei più illuminati, e solo dei più appassionati: come detto all’inizio, solo chi sa aprire il cuore può aprire anche la mente delle persone e degli studenti.
Tutti gli altri prof allora?
Distributori di conoscenza a pagamento, a volte anche un po’ polverosi e dalla pessima UX (User experience): al contrario di ChatGPT, sono disponibili solo poche ore a settimana, in luoghi molto specifici - e spesso poco accoglienti.
E poi?
Poi c’è l’istruttore.
L’istruttore ti spiega le regole, le norme di comportamento, istruisce all’uso di un servizio o alla pratica di una disciplina.
Di solito è strettamente legato al Fare, piuttosto che al Sapere.
Viste tutte queste differenze allora mi chiedo, perché le nostre scuole sono gestite dal Ministero dell’Istruzione?
Perché non si chiama Ministero dell’Insegnamento, o Ministero dell’Educazione?
Musica.
Il Ministero delle Istruzioni (in disuso)
Ho 16 anni, ma è già da più di 10 che vivo in un carcere
Nessun reato commesso là fuori, fui condannato ben prima di nascere
Costretto a rimanere seduto per ore Immobile e Muto, per ore
Io, che ero argentovivo, signore
Ero argentovivo, e qui dentro si muore.Questa prigione corregge e prepara a una vita
Che non esiste più da almeno vent’anni
A volte penso di farla finita
A volte penso che dovrei vendicarmi.
Argentovivo - Daniele Silvestri, Rancore, Manuel Agnelli
Le istruzioni sono chiarissime:
“impara la lingua, imparane un’altra, impara a contare, rispetta gli orari, chiedi il permesso prima di assolvere ai tuoi bisogni primari; alzati in piedi se entra il tuo superiore; rispondi correttamente alle domande del tuo superiore - non secondo la tua idea, che tanto non ti farò formare - concentrati solo sul tuo lavoro, senza distrazioni esterne o altri progetti, ed esegui sempre i tuoi compiti, possibilmente senza domande.
Ah, e non collaborare con gli altri.”
In mezzo a queste istruzioni, qualche volta avviene l’insegnamento, quasi mai l’educazione.
E il risultato qual è?
Che tantissimi ragazzi si spengono, si ingrigiscono e si restringono negli anni migliori e più promettenti della loro vita.
I più fortunati recupereranno negli anni successivi, ma sarà comunque tardi rispetto a quello che avrebbero potuto essere.
Tutti gli altri si accontenteranno di una vita media, fatta di compromessi e pochi sogni ideati, menzionati e vissuti.
Ma è veramente solo colpa del Ministero dell’Istruzione?
Beh sì, ma in realtà…non solo.
Perché se il compito del Ministero è offrire una formazione, uno standard minimo accettabile per vivere in una società complessa ed esigente come la nostra, in realtà, tutti noi altri possiamo essere insegnanti ed educatori.
Anzi, dobbiamo.
Io credo infatti che non si parli abbastanza di insegnamento, che non si parli abbastanza di educazione, che si parli troppo di istruzione e non ci si renda conto del potere che ciascuno di noi ha nell’influenzare gli altri, nei loro pensieri, sogni e comportamenti.
Mi rincresce vedere come non esistano momenti, nella scuola, in cui sono gli studenti stessi a insegnare o a educare i loro compagni.
Quello dell’insegnante però è un ruolo importante, che nella vita ricopriremo sempre di più. Si tratta di una responsabilità che avremo verso colleghi, amici, famiglia e figli.
E di responsabilità dobbiamo parlare, quando si parla di crescita: senza, si sta fermi al proprio livello.
Di iniziativa dobbiamo parlare, di coraggio dobbiamo parlare.
Dobbiamo parlare di insegnamento, perché questa è la forma di relazione umana che più è in grado di far crescere tutte le persone coinvolte, da chi impara a chi insegna.
Kaze 風 - buon vento dall’oriente
(Kaze風 significa “vento”)
Parlando di linguaggio, da un po’ di tempo sono interessato a scoprire parole straniere intraducibili, con lo scopo di arricchire di significato espressioni o concetti del nostro già ricco vocabolario.
Oggi il vento da est soffia da ancor più lontano del Giappone: viene dalla Nuova Zelanda.
Ho scoperto che nella lingua Maori, originaria degli indigeni neozelandesi, esiste il concetto di Ako: “insegnare è imparare, imparare è insegnare”.
Uno scambio perfettamente ciclico.
Si erano resi conto del fatto che l’insegnante è a sua volta un discente, e viceversa.
La trovo un’idea bellissima, oltre che perfettamente attinente alla realtà.
Ma allora, se queste cose si sanno e sono già incise nelle lingue di tutto il mondo, perché nessuno ci insegna, ci istruisce e ci educa all’insegnamento, all’istruzione e all’educazione?
Odio l’idea che non si parli abbastanza di crescita, di insegnamento, di educazione, perché significa allontanarsi dalla natura, e da come la natura stessa ci indica la strada per costruire il nostro futuro.
Mi sono interrogato a lungo sul modello di scuola che avrei voluto seguire, sulle materie, sui maestri che avrei voluto conoscere, e ho girato una sessantina di scuole in tutta Italia, incontrando ragazzi di ogni genere di Istituto, osservando come la mia non fosse una frustrazione isolata.
Sulla scuola tradizionale ho pensato e parlato tanto, e mi sono anche reso conto di una verità abbastanza triste: non si potrà mai cambiare.
Almeno, non nel modo ideale, non in tempi brevi.
Nulla però vieta di pensare a delle alternative, spingendole il più possibile per diventare lo standard, e nulla impedisce di parlare di educazione, di pensarci e rifletterci, fino a stabilire i propri personali principi.
E allora ho deciso di metterli nero su bianco in una raccolta di storie, e, non mi nascondo, con l’ambizione di trasformarle in un libro, un giorno.
Perciò sì, lo dico ufficialmente: scriverò un libro sulla mia idea di educazione e insegnamento.
E non vedo l’ora di fartelo leggere…A presto ;)
Giacomo
P.s.
Stop to hide, retardmaxx.



